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La nostra casa è in fiamme. Un libro che può cambiarvi la vita e salvare il Pianeta

Se stai leggendo questo articolo probabilmente hai già sentito parlare di Greta. Conosci, però, anche Malena, Beata e Svante? Salire a bordo del libro “La nostra casa è in fiamme” vi consentirà di percorrere un viaggio dentro voi stessi a bordo di una particolare navicella: la famiglia Thumberg – Ernman. Di sicuro non ve ne pentirete e, forse, la vostra vita cambierà perché saprete cosa è giusto e anche cosa andrebbe fatto per rendere il mondo un posto migliore.

Premessa: all’inizio ho sbagliato tutto

Sono a casa e lavoro. In quel momento vibra il cellulare: un messaggio su whatsapp. La maggior parte dei messaggi mi arrivano senza notifiche, ma, ovviamente, il numero di mio marito fa eccezione. Non è un messaggio di testo, ma una foto: la copertina del libro “Greta Thumberg, La nostra casa è in fiamme”. Mio marito Giuseppe era andato alla Biblioteca Mameli, quella del Pigneto (Roma) che frequentiamo regolarmente e aveva trovato la copia del libro in bella mostra fra gli ultimi arrivi. Segue una telefonata: “Lo vuoi? Lo prendo in prestito?”. Francamente la mia prima risposta è stata: “Sto finendo tanti libri…”. Lui, però, a dispetto della mia risposta, lo porta a casa e, per qualche giorno, il libro rimane immobile sul mio comodino. Sinceramente pensavo già di conoscere il contenuto del libro. Un giorno, però, lo prendo e inizio a sfogliarlo pensando che, magari, avrei letto qualche pagina: come mi sbagliavo!

Dalle prime righe, non me ne sono più separata

“Quando avevo più o meno otto anni, sentii parlare per la prima volta del cambiamento climatico, o riscaldamento globale. Era stato creato dagli uomini, a quanto pareva, col nostro stile di vita. Mi fu chiesto di spegnere le luci, per risparmiare energia; e di riciclare la carta, per risparmiare risorse. Ricordo di aver pensato quanto fosse strano che gli umani – una specie animale tra le tante possibili – fossero in grado di alterare il clima mondiale. Perché se così fosse, se davvero stesse succedendo, di certo non parleremmo di altro. Non appena accendete la TV, ogni trasmissione parlerebbe di questo. Radio, giornali, servizi televisivi: non dovreste leggere o sentire altro, quasi fosse in corso una guerra mondiale. Ma nessuno ne parlava, mai […].

L’incipit riprende un discorso di Greta del 2018. C’è poco da fare, ascoltare e leggere non sono la stessa cosa. Leggere ti permette di soffermarti, riflettere, far davvero tuo quel che hai per le mani. Il mio primo pensiero è andato a quando, a 6 anni, sentii parlare per la prima volta al telegiornale del buco dell’ozono. Terrorizzata dalle parole che sentivo pronunciare dal giornalista andai a parlarne con gli adulti presenti (eravamo in vacanza in Salento con tanti zii e cugini) e ricordo che la reazione diffusa fu di totale inconsapevolezza dell’argomento (“Quale buco?”) nonché di fastidio (“ma alla tua età cosa ascolti in TV?)”. Ecco, per un attimo, leggendo il libro, sono tornata ad avere 6 anni e avrei voluto abbracciare Greta dicendole “sì, io ti capisco”.

Una grande lettera d’amore di una madre alle sue figlie e ai figli di tutto il Pianeta

La vera sorpresa è stata il prosieguo del libro. Sono tanti i passaggi nei quali il libro è forte, commovente e sempre coinvolgente. Quel che non ti aspetti, però, è che sia la lunghissima lettera d’amore di una madre alle proprie figlie, un lungo racconto dei problemi delle ragazze e di come la famiglia abbia reagito. Di come le convinzioni ambientaliste delle figlie abbiamo reso i genitori ancora più sostenibili. Tutto assume una logica dopo averlo letto.

Il grande problema del libro è che non lo leggeranno i milioni di genitori che invece dovrebbero proprio aprire gli occhi. Sì, la nostra casa è in fiamme.

In primis questo libro difficilmente verrà letto dai “potenti” ovverosia da quegli uomini e donne che hanno l’obbligo di pensare e disegnare il futuro invece che vivacchiare in un presente senza lungimiranza. Mentre scrivo questo post, ad esempio, Trump ribadisce la sua contrarietà all’impegno a combattere il surriscaldamento globale. È evidente che ci stiamo andando a schiantare contro un futuro catastrofico.

Non c’è angoscia, ma fermezza. Non vi sono termini scientifici destinati ai soli addetti ai lavori, ma tutto è chiaro. E’ un libro che andava scritto. Un libro che va letto. Non vi posso riportare i tanti passi che vorrei innanzitutto perché rischierei di “bruciarli” e quindi di non farvelo leggere, secondo perché è il libro della biblioteca quindi ho evitato di sottolinearlo, ma, ecco, alcune frasi random son riuscite a ritrovarle

«Vincere lentamente è come perdere» Alex Steffen. Ha ragione, non basta pensare di aver comprato “biologico” o aver acquistato un’auto euro 6 per aver fatto la propria parte. Non basta. Son briciole.

 «Quella del clima è già oggi una questione di vita o morte» Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite. Per molte persone è già tardi.

«Arriverà un momento in cui saremo tutti morti e dimenticati, e l’unica cosa che resterà di noi saranno quei gas serra che più o meno consapevolmente abbiamo immesso nell’atmosfera.

Andando al lavoro.

Al supermercato.

A fare shopping.

O a Tokyo a fare una registrazione televisiva.

Alcuni di questi gas fluttueranno lassù per migliaia di anni».

Come la penso io? Che meritiamo l’estinzione e la stiamo ottenendo.

Sono troppo giovane per dire (egoisticamente) che il problema non mi riguarda. Inoltre ho anche messo al mondo un figlio (sì uno solo perché ritengo che una delle possibili soluzioni sarebbe ridurre consapevolmente il numero delle nascite!) quindi, sì, me lo chiedo tutti i giorni che direzione stiamo prendendo. Come già detto, in serenità, usando parole mie, il libro spiega come e dove stiamo andando a schiantarci. Ripeto, non usa questi termini, ma è evidente. Fondamentalmente siamo come quegli sportivi a cui non interessa se moriranno lanciandosi in un cratere o negli abissi: vogliamo comunque provare questa esperienza e mettiamo in conto che ciò accada. Sebbene non se ne parli come si dovrebbe, ognuno di noi oramai ha sentito che stiamo vivendo un’emergenza climatica che, già oggi, sta stravolgendo il mondo per come lo conosciamo. Milioni di persone migreranno per fame e assenza di acqua potabile. Subiremo eventi meteorologici che renderanno invivibili molte zone in Italia e le temperature subiranno aumenti tali da uccidere migliaia di persone o comunque minarne la salute. Ci saranno crisi energetiche che daranno luogo a blackout e l’agricoltura sarà stravolta facendo aumentare i costi delle derrate, ridurne le scorte e causando carestie. Un giorno, forse, capiremo che tutto ciò è troppo, ma sarà tardi. Anche se decideremo di fermarci, le emissioni continueranno a correre. Non credo che ci estingueremo, non tutti assieme almeno. Ci sarà un enorme cataclisma e la nostra specie forse troverà un equilibrio con un manipolo di sopravvissuti che riuscirà ad adattarsi al mondo che avremo creato. Chi sopravvivrà? Beh sarà pura fortuna sostanzialmente…

Ma torniamo ad oggi: possiamo ancora fare qualcosa. Si stima (però il muro del non ritorno è invisibile e la realtà potrebbe essere peggiore!) che ci restano 11 anni per invertire violentemente la rotta. Se non lo faremo, non potremo lamentarci delle conseguenze.

Pensa a quel che compri, pensa a ciò che fai, pensa  a chi voti. Usa il cervello, abbiamo bisogno di tutti per riscrivere il futuro

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Letizia Palmisano

giornalista ambientale social media manager

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