Il Coronavirus, la fase 2, le scuole chiuse e il “dilemma” bambini

COVID-19: LA FASE DUE CON I BAMBINI. Il dilemma del ritorno al lavoro con asili e scuole chiuse“. Oggi ho ricevuto questo comunicato che prendo a spunto per una riflessione personale che da madre di un seienne sento molto “mia”.

Mi sento in apnea, non sono la sola, più o meno lo siamo in 60 milioni di italiani e centinaia di milioni di persone nel mondo. Ma no, mal comune non fa mezzo gaudio. Proprio no. Sono in apnea, faccio la brava, bravissima. Per lavoro potrei anche uscire, ma desisto. Per fare la mia parte contro il virus. Perché fuori non troverei la città che amo e che riconosco. Quelle rare volte che esco (una a settimana per la spesa) lo faccio con una mascherina che peraltro ho pure personalizzato così almeno le persone inizieranno a riconoscermi (e a non salutarmi per errore dicendo: “scusi ho sbagliato persona”).

Sto reclusa insomma per la famiglia. Già la famiglia. Quando hanno chiuso la scuola e è scattato il lockdown qui c’è stato un panico silenzioso. Silente come tutto quello che ci circonda. Ma la domanda: e ora come facciamo con l’istruzione di nostro figlio? È stata ricorrente. Senza nemmeno il libri, dopo avergli cambiato scuola da sole 2 settimana. L’aiuto dei nonni lo abbiamo escluso per preservarli (nonostante il forte legame ora “sospeso” col nipote). La scelta di mio marito Giuseppe di stare a casa (a lungo) è stata la migliore. Lo so, sono fortunata e il fatto che lui potesse contare su un numero considerevole di ferie arretrate ha riscritto la storia della “formica” in questa casa. Parlo con amici, colleghi e insomma tutti ci chiederemo ora in fase due come faremo. La voglia di tornare a lavorare è tanta per tutti (io non ho mai smesso con lo smartworking, sebbene siano rimasti in piedi la metà dei lavori che però hanno richiesto più del doppio di impegno!) anche per cercare di arginare la crisi.

Ma, diciamocelo, la fase 2 sarà un altro salto nel buio. Quindi, ritornando al comunicato, lo pubblico volentieri perché è utile a me, e forse anche ad altri genitori, cercare di capire come ci si stia orientando. Io penso che mi informerò per il bonus babysitter. Ho scoperto dal comunicato che in tanti come me… ci stanno ancora pensando… e per chi non ha mai provato a lavorare con un bambino in casa lo dico subito: non è quasi possibile (a meno che voi non siate Mary Poppins) insegnare a dei bambini, fare loro da precettori e portare avanti un lavoro a tempo pieno…

La Fase due della crisi Coronavirus mette in difficoltà le tantissime famiglie con bambini che si trovano a riprendere la loro attività lavorativa fuori da casa, con asili e scuole chiuse fino a settembre (almeno), senza l’ausilio dei centri estivi e senza poter contare sui nonni. Yoopies – piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia – ha chiesto alla sua community di famiglie come affrontano la situazione.

Dopo il 4 maggio la metà dei genitori riprende l’attività professionale fuori da casa

Dai dati emersi dallo studio Yoopies, durante il confinamento in circa l’87% dei nuclei familiari analizzati almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini. Solo nel 13% dei casi, entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, in quanto lavoratori dei settori essenziali. Analizzando poi l’orizzonte temporale post confinamento, dal 4 maggio in avanti, vediamo come le famiglie prese in esame si dividano in due gruppi:

● Il 53% in cui entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro;
● Il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o senza lavorare causa sospensione dell’attività lavorativa.

Senza asilo e scuola, famiglie senza piano B

Per i genitori che dovranno tornare al lavoro fuori casa, fra le soluzioni per la gestione e la cura dei figli emergono:

● il ricorso ad una baby sitter (50%);
● l’aiuto di amici e parenti (30%).
● rimane fuori il 20% dei genitori che dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e di star pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa (pesando ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dal confinamento).

Baby sitter possibile soluzione, ma insufficiente l’aiuto dello Stato

In generale e sul lungo periodo, nonostante i comprensibili timori legati al virus e al rischio di contagio, il 67% dei nuclei familiari analizzati vede la baby sitter come l’unica soluzione possibile per avere la possibilità di riprendere l’attività lavorativa. Soprattutto escludendo la possibilità di iscrivere i bambini ai centri estivi che normalmente supportano i genitori durante la chiusura delle scuole. Inoltre, il 48% dei genitori ha già richiesto o intende richiedere il Bonus baby-sitting emergenza COVID-19 valutandolo, però, insufficiente per coprire la reale esigenza legata all’emergenza: trovare una soluzione sostenibile di assistenza all’infanzia nei prossimi mesi.

Mental Load per i genitori che lavorano da casa

Anche i genitori che potranno rimanere a casa coi figli dopo il 4 maggio – tra questi il 52% lavorerà da casa in Smart working – avvertono la difficoltà di conciliare la vita professionale con la gestione dei bambini, sia per chi ha bimbi più piccoli alla cui cura è necessario dedicarsi sia per chi ha bambini in età scolare che hanno bisogno di supporto per compiti ed ’accompagnamento scolastico. Il 75% dei genitori dichiara, infatti, di fare molta fatica a portare a termini i progetti di lavoro dovendosi occupare dei bambini.

Fonte: comunicato stampa Yoopies

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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale