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Lo smart-working può salvare il mondo? Il lavoro agile ai tempi del coronavirus e del climate change

Coronavirus è sicuramente la parola dell’anno. Nelle ultime settimane, con l’avvento del famigerato virus e l’intensificarsi della virulenza, sono andate crescendo le misure volte a limitare la propagazione del contagio. Come? Lo sappiamo tutti: in primis cercando di ridurre il più possibile l’interazione sociale oltre che adottando misure di igiene impeccabili.

Insomma, ognuno deve fare la propria parte. Se come me avrete ricevuto il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che circola in queste ore, avrete visto ribadito che anche per i dipendenti si incentiva il lavoro a distanza.

La modalità di lavoro agile disciplinata dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza di cui alla deliberazione del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, nel rispetto dei principi dettati dalle menzionate disposizioni, anche in assenza degli accordi individuali ivi previsti; gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro.

Così recita il decreto. Sebbene vi siano tutta una serie di differenze tra lavoro agile, smartworking e telelavoro (ma non ritengo sia questa la sede per andare a spulciare le differenze), ritengo davvero apprezzabile che in molti possano finalmente provare il vantaggio del lavoro da casa (almeno di alcuni giorni della settimana).

Cosa è lo smart working

Lo smart working è quel modello di organizzazione del lavoro che non prevede la presenza fisica del lavoratore presso la sede aziendale ma è basata unicamente sul raggiungimento di obiettivi prefissati. Insomma, il mio modo di lavorare da giornalista freelance di fatto risponde a questi valori. Per questo so (mi auguro) che dopo questo passo, aziende e lavoratori magari continueranno su questa strada anche dopo l’emergenza (pensate a quanto smog in meno avremmo… per non parlare del traffico!).

Proprio mentre pensavo tutto ciò mi è capitato per le mani uno studio. Dall’esame dei dati elaborati dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo scorso anno, in Italia, sono stati registrati 570.000 lavoratori “agili” che erano concentrati soprattutto in aziende di grandi dimensioni.

I vantaggi economici dello smart working

Quali sono i risultati ottenuti dalle aziende che adottano questo tipo di organizzazione? Un incremento della produttività del 15% per ogni singolo lavoratore, la riduzione del 20% del tasso di assenteismo ed una riduzione del 30% dei costi di gestione delle strutture aziendali.

I benefici dello smart working non rimangono confinati all’interno delle mura aziendali: secondo i dati riportanti all’interno di “The Added Value of Flexible Working” – studio realizzato su incarico di Regus – diffondendo, su vasta scala,  l’impiego di forme di smart working si otterrebbe una riduzione, ogni anno, di 3,53 miliardi di ore trascorse per giungere sul posto di lavoro.

I vantaggi ambientali dello smart working

Da un punto di vista ambientale, riporta il report, i risultati sarebbero straordinari. Innanzitutto si otterrebbe, entro il 2030, una riduzione annua dei livelli di diossido di carbonio di 214 milioni di tonnellate: per ottenere lo stesso risultato sarebbe necessaria l’azione di 5 miliardi e mezzo di alberi.

In Italia, sulla base dei dati del censimento Istat 2014, ogni giorno circa 29 milioni di persone (quasi il 49% della popolazione residente) si muovono per recarsi a lavoro e la maggior parte percorre a bordo di una automobile il tragitto casa/lavoro che, stando ad uno studio del 2015, per il 40% dei lavoratori italiani, dura più di un’ora.

Sono quindi evidenti i benefici che si otterrebbero, a livello ambientale, in un paese a forte “trazione automobilistica” come l’Italia qualora si sviluppassero in maniera capillare organizzazioni di lavoro “smart”. Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo i dati contenuti nel sito FlexJobs, l’introduzione dello smart work da parte di  colossi come Aetna e Xerox  ha fatto registrare, nel 2015, una riduzione di oltre 95mila tonnellate di emissioni di gas serra e qualora tali forme aziendali trovassero una maggiore diffusione si otterrebbe, entro il 2030, una riduzione di emissioni di CO2 per un totale di 110 milioni di tonnellate.

Se vogliamo salvare il mondo dobbiamo pensare a vivere in un modo diverso da quello fatto fino ad ora, ad avere fiducia nel prossimo (serio problema di alcuni datori di lavoro) e a non tradire tale fiducia (da parte dei lavoratori). Ne gioveremmo tutti. Ora veniamo alla risposta della mia domanda. Non esiste, ad oggi, nessuna misura in grado da sola di salvare l’umanità dal Climate Change. Le possibili soluzioni vanno adottate tutte assieme. Quindi sì, sarebbe uno strumento straordinario per abbattere in un attimo le emissioni climalteranti

PS: e non mi venite a fare la domanda sul fatto che non si può lavorare sempre a distanza. Come facciamo noi professionisti? Call, telefonate, mail ma anche riunioni fisiche 🙂

Rispetto a quanto detto, oggi 19 marzo 2020 ho ricevuto il seguente comunicato stampa che trovo molto pertinente e quindi integro l’articolo riportandolo

Smart Working: Jojob lancia la piattaforma #ColleghiAmoilLavoro per calcolare il risparmio economico, ambientale e di tempo del lavoro a distanza

Quanto tempo si risparmia con lo smart working? Quanto può far bene questa modalità di lavoro all’ambiente, alla famiglia e al portafoglio?

Proprio per rispondere a queste domande nasce #ColleghiAmoilLavoro, la prima piattaforma in Italia che permette di quantificare gli effetti del lavoro a distanza.

A lanciare la sfida è Jojob, il principale servizio in Italia che offre alle aziende uno strumento completo di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità. La piattaforma è raggiungibile sul sito www.jojob.it/colleghiamoillavoro: è aperta a tutti e permette ad aziende e dipendenti – che attualmente lavorano in smart working – di registrare, anche in maniera retroattiva fino al 01 gennaio, tutte le ore di lavoro svolte dalla propria abitazione.

Grazie agli algoritmi e alla tecnologia proprietaria sviluppati da Jojob, la piattaforma #ColleghiAmoilLavoro è in grado di quantificare in primo luogo il risparmio di tempo legato al lavoro da remoto.
Si calcola che 1 italiano su 4 ogni giorno impieghi circa  90 minuti* per recarsi sul posto di lavoro e fare ritorno a casa. Lavorando in smart working, accumulando il tempo risparmiato negli spostamenti quotidiani casa-lavoro, nell’arco di una settimana si guadagna quasi una giornata di ferie.

Inoltre, la piattaforma calcola anche il risparmio economico ed ambientale (in termini di CO2 non emessa) accumulato da ogni singolo dipendente che non deve spostarsi ogni giorno con automobile o mezzi pubblici.
Il funzionamento di #ColleghiAmoilLavoro è molto semplice ed intuitivo: è sufficiente accedere al sito www.jojob.it/colleghiamoillavoro, iscriversi ed inserire il tragitto che generalmente verrebbe fatto nella tratta casa – lavoro. Basterà quindi certificare le giornate svolte in smart working per far sì che la piattaforma calcoli il risparmio di tempo, ambientale ed economico sulla base dei chilometri che non sono stati percorsi. Alle aziende aderenti verrà consegnato un report con i dati del risparmio complessivo ottenuto dai propri dipendenti.

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