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A scuola di robotica, per tutte le età. Con Valeria Cagnina

Valeria Cagnina ha 17 anni, un bellissimo sorriso, tanta energia e… è una professionista nel campo della robotica.

Ho “scoperto” Valeria a seguito di un suo post in cui, l’estate scorsa, annunciava il suo centro estivo di coding e robotica per bambini… che stavo appunto cercando per mio figlio. Purtroppo, per me, era lontano da Roma ma quello spunto mi diede modo di scoprire questa ragazza davvero eccezionale. Impossibile non seguirla e per questo l’ho intervistata per farla “scoprire” anche a voi. Per quel che riguarda me, come madre, seguendo Valeria ho deciso di dare un tablet a mio figlio (ma ammetto di averlo impostato con qualche filtro…! E le applicazioni kids) visto che lui ha 5 anni e dice che da grande vuol costruire robot!

Partiamo dal principio… Oggi sei una imprenditrice, una ragazza brillante, sempre sorridente, che riesce a trasmettere la propria passione e anche il proprio sapere nel campo della robotica. Ma tutto ciò da dove e quando è nato?

A 11 anni mi piacevano la chimica e l’informatica. La chimica potevo sperimentarla un po’ anche ad Alessandria, la città in cui vivo, l’informatica no. A differenza di molti miei coetanei ho sempre avuto libero accesso al web, alla rete e ai computer di casa. Navigando ho scoperto il Coderdojo Milano ed è stato amore a prima vista: tutti i sabati e tutte le domeniche mi facevo portare a Milano per questi incontri di programmazione. Lì, un giorno, ho scoperto una pianta digitale realizzata con Arduino che rilevava la temperatura e ‘appassiva’ se c’era poca umidità, sentiva i suoni e ‘stava male’ se veniva lasciata da sola. Mi sono fatta comprare lo starter kit di Arduino e, da sola, davanti a Youtube (all’epoca i video caricati erano solo in lingua inglese), ho realizzato tutti i progetti iniziali ed ho costruito il mio primo robot in grado di muoversi da solo per la stanza ed evitare gli ostacoli. Pensavo fosse una cosa semplice, normale per tutti i ragazzi della mia età, ma ben presto ho scoperto che non era così!

Ipotizziamo di parlare proprio a chi non ne sa nulla, cosa è la robotica? Ed il coding?

La robotica ed il coding sono due mondi immensi e, al loro interno, sono presenti diversi campi. In parole semplici la robotica è la scienza che crea, inventa ed utilizza i robot, oggetti “intelligenti” in grado di svolgere attività in autonomia ed interagire con l’uomo a vari livelli. Il coding, invece, è il linguaggio con cui si programmano computer e robot. Tramite la programmazione si può decidere il funzionamento di qualsiasi oggetto elettronico, ma soprattutto è un mondo affascinante che permette di conoscere persone interessanti e crearsi una rete incredibile a livello mondiale.

Nei vostri corsi ci sono bambini che ancora non sanno scrivere né leggere ma possono già muovere i primi passi elettronici. Tu sei una fan del metodo learning by doing. Puoi spiegarlo?

Il Learn by Doing, come dice la quinta regola della nostra scuola, è fondamentale per ogni persona, sia per i bambini che per i grandi: permette di imparare giocando e di insegnare anche concetti molto complessi tramite la sperimentazione pratica. In questo modo chi impara ‘sporcandosi le mani’ e in maniera positiva è più invogliato a continuare a farlo. Tramite il learn by doing si impara in maniera positiva e non noiosa, a differenza di quello che normalmente accade a scuola, e quindi, ogni volta che si va a riutilizzare il concetto appreso, si ha un ricordo positivo e felice.

Tu e il tuo socio nelle foto e nei video emanate tanta energia (rinnovabile!) ed avete sempre un bellissimo sorriso. Ciò però non vuol dire che tutto sia sempre semplice. Tu ripeti spesso che solo sul dizionario successo viene prima di sudore. È una frase che mi piace molto. Quindi il talento e la passione non bastano…?!

Il talento da solo non basta di sicuro. Tante volte persone con meno talento, ma con una forte determinazione raggiungono vette più molto più alte. La passione invece è indispensabile e diciamo che è quella che non ti fa sentire la fatica del duro lavoro e del ‘sudore’. Come diceva quel tale? Fai ciò che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita! Il segreto del nostro sorriso e della nostra energia è proprio qui: siamo noi i primi a divertirci un sacco in tutto quello che facciamo, il resto viene da sé!

Avete mai pensato di “ufficializzare” un vostro metodo? Di formare altri insegnanti “certificati” da Valeria e Francesco?

Certamente! Le idee non ci mancano mai: il problema è trovare il tempo per realizzarle tutte! Abbiamo un programma dedicato agli Ambassador (è presente anche una pagina sul nostro sito) che è ancora agli inizi, ma sta prendendo forma. Saranno persone che abbracceranno la nostra filosofia di scuola, di apprendimento divertente e le nostre 10 regole e saranno in grado di replicare, soprattutto nella provincia italiana, dove ce n’è più bisogno, i nostri eventi ed i nostri corsi.

Che consiglio daresti a chi ha bambini piccoli (es. 3-5 anni)? Con cosa si può far giocare un bambino piccolo per iniziare a fargli prendere confidenza?

La risposta giusta è complessa ed articolata. Come ti dicevo prima credo che il libero accesso totale al web che ho avuto io fin da piccola sia stata una chiave determinante nella mia formazione soprattutto se consideri che sono passati 17 anni e che comunque provengo da una piccola città provinciale dove ancora oggi il web è considerato l’uomo nero e a scuola non si usa o si usa poco e male.

Ogni storia educativa è una storia a sé, però già la domanda è posta in un’ottica che prevede una divisione tra gioco e tutto il resto, tra un bambino piccolo e tutto il resto e una ‘trasmissione’ nel ‘far giocare’ che dice: ti propongo io cosa usare.

Io imposterei tutta la questione in un’ottica completamente diversa, che è poi quella della nostra decima regola: totale libertà. Utilizzo libero di device e internet. Noi non ritiriamo mai nessun device. Questa è una regola che fa sempre paura, soprattutto a genitori ed insegnanti, perché si considerano i divieti e i controlli come valide chiavi educative. Noi, al contrario, pensiamo che se i ragazzi sono distratti dal cellulare durante un incontro, la colpa è nostra perché non siamo riusciti a renderlo abbastanza interessante. Siamo i primi a stimolare l’utilizzo dei device, ogni volta che non sanno qualcosa o fanno domande, li accompagniamo nella navigazione facendogli riconoscere l’affidabilità dei siti, le fake news, mostrando loro che uno schema di collegamento di un led lo chiedo a google, ma una domanda etica non la faccio a google.

Se un bambino va al parco, è importante che scelga di giocare con la palla o con l’altalena o è importante che si diverta, che crei relazioni sane, che scopra i giochi che più lo appassionano da solo, magari semplicemente osservando un filo d’erba o un bruco che in quel momento passa? Non sono cose che si possono pianificare, posso portarmi la palla al parco, non prevedere o decidere l’incontro con un filo d’erba. Nel web è la stessa cosa. Bisogna mostrare loro dove sono i pericoli (pochi) e come affrontarli, ma soprattutto bisogna mostrare loro le grandissime opportunità (tante!) che il web offre, facendole vedere nella pratica e non solo a parole. I bambini (e non solo loro!) capirebbero così che il web è parte della vita, che non è un mondo virtuale, ma digitale in cui entrare con serenità, educazione e rispetto come si entra in qualsiasi altro ambiente della vita.

C’è qualche app che consiglieresti (o magari la farete proprio voi!) sempre rivolta ai più piccoli?

Ce ne sono tantissime oggi, una più bella ed interessante dell’altra! Sono però il punto di arrivo mentre è importante cercare di seguire interessi e stimoli del bambino e vedere dove lui si orienta e da cosa è attratto. Ad esempio: io sono sempre stata una bambina molto attiva, sarebbe stato inutile propormi dei cartoni animati in inglese perché mi avrebbero annoiato subito. Impazzivo invece per le app ‘pratiche’ in cui si faceva qualcosa, che fossero di esperimenti scientifici o di origami.

Visto che ai dreamers insegnate che niente è impossibile… c’è un progetto al quale stai lavorando e che sogni di riuscire a realizzare?

Francesco (Baldassarre ndr) ed io abbiamo un sogno, un grande sogno, ancora più grande della nostra idea imprenditoriale: rivoluzionare il mondo dell’education in Italia per renderlo simile a ciò che abbiamo conosciuto a San Francisco e a Boston. Apprendimento continuo per tutta la vita, divertente e mai noioso. Questo dovrebbero imparare subito i bambini a scuola: il piacere di sapere e di conoscere. Come saprai il mio rapporto con la scuola pubblica non è mai stato idilliaco (ho finito la 4° e darò la maturità da privatista): pur avendo ottimi voti la preside mi ha detto che se avessi fatto più di una decina di giorni di assenza non mi avrebbero ammesso all’esame. Pochi giorni dopo questa ‘comunicazione’ sono stata a S. Francisco e in Silicon Valley dove abbiamo fatto attività di robotica coi bambini in una scuola internazionale. Lì, sin dall’asilo, si insegna ai bambini di 4 e 5 anni ad utilizzare Premiere e Photoshop. Davanti al nostro stupore ci hanno risposto: ‘È difficile, ma se facciamo solo cose facili, quelle che fanno tutti, non andiamo da nessuna parte!’

Questo è il nostro sogno: dare a tutti i bambin* e ragazz* apertura mentale ed opportunità di questo tipo.

Che rapporto hai con i social network? Dal punto di vista privato e professionale. Quali usi di più e come?

I social sono parte integrante della nostra attività, le persone ci conoscono proprio attraverso i social, ci seguono, giorno dopo giorno, comprendono la nostra idea di scuola e le nostre 10 regole e ci contattano. La maggior parte del nostro lavoro arriva proprio da lì, sia per la richiesta di partecipazione agli eventi che per i laboratori, corsi e tutto il resto. Cerchiamo di avere sempre una copertura social a tappeto durante gli eventi, quindi li uso un po’ tutti. Sicuramente Twitter è quello che mi fa meno impazzire e lo uso solo quando cerco informazioni di grandi eventi in corso (devo ammettere che è l’unico su cui a volte pubblico in automatico), Linkedin è quello che cerco di mantenere più professionale e assicura contatti più importanti (chissà perché nelle scuole superiori non insegnano ad aprire e gestire un profilo Linkedin!), Facebook quello con molte interazioni personali e professionali e Instagram quello che mi piace di più!

L’utilizzo professionale si fonde molto con quello privato proprio perché la nostra vita privata si fonde con quella professionale: non abbiamo orari, viaggiamo molto e uniamo spesso il lavoro a qualche svago in loco. Il ‘vero’ privato però lo mantengo tale e non lo pubblico. Non sono una da post compulsivi in ogni situazione.

 

Auguro a Valeria e Francesco di perseguire i loro sogni e di farne degli altri e spero davvero che possano diventare “influencer” nel mondo dell’educazione e portare la robotica e il coding nelle attività quotidiane, nel campo educational e non solo

Foto di copertina in licenza CC: La Stampa

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About the author

Letizia Palmisano Giornalista & Social media Manager

Sono giornalista e social media manager, influencer strategist specializzata nella crossmedialità della comunicazione, in particolar modo grazie agli strumenti del web 2.0, quali i social network. La mia attività professionale spazia dal giornalismo alla consulenza nel mondo della comunicazione 2.0.
Svolgo, inoltre, attività di formazione e docenza in tali campi. Vincitrice 2018 del Macchianera Internet Awards come influencer dell'economia circolare

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