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Unbreakable, una storia Lakota: il libro che ti cambia lo sguardo sul mondo

Ho conosciuto Alessio Vissani qualche mese fa, ed è stata subito empatia. Una di quelle persone con cui – anche se sei in viaggio di lavoro – andresti subito a prendere una birra e parlare un po’ di tutto, anche perché Alessio ha veramente tanto da raccontare, come giornalista e come fotografo. Ha vissuto esperienze che molti a mala pena possono solamente immaginare. Tra queste, l’aver passato mesi, per diversi anni, a contatto con i Lakota. Era la prima volta che ne sentivo parlare? Ovviamente no! Ma c’era qualcosa in quel modo di parlare di un popolo — con rispetto, senza filtri romantici né pietismo — che continuava a tornarmi in mente. 

E per saperne di più, non potevo non leggere Unbreakable. Una storia Lakota (2023, Postcart Edizioni). Adesso che l’ho fatto, so che non è un libro che si chiude e si mette sullo scaffale. È uno di quei libri che continuano a farti fare domande e a farti nascere e ramificare riflessioni.

Cosa vuol dire essere Lakota oggi: un viaggio che parte dalle praterie e arriva dritto a noi

I Lakota sono uno dei tre gruppi dialettali che compongono la popolazione Sioux — cacciatori e raccoglitori delle grandi pianure del Nord America, lo stesso popolo di Toro Seduto, Cavallo Pazzo e Nuvola Rossa. Eppure, al di là dei nomi che il cinema ci ha consegnato, spesso in versione stereotipata, pochissimi sanno cosa significhi essere Lakota nel ventunesimo secolo. Vivono ancora nelle riserve? Cosa è rimasto delle loro tradizioni? Hanno ottenuto quanto era stato loro promesso? Quanto pesa, ogni giorno, il peso di una storia fatta di trattati traditi, terre rubate e assimilazione forzata?

Unbreakable nasce per rispondere a queste domande, partendo da dove la storia ha lasciato le sue ferite più profonde: le sacre Colline Nere, il Sud Dakota, il Wyoming, il Montana, il Nebraska. Un viaggio che il fotografo Alessio Vissani ha compiuto davvero, vivendo mesi dentro le comunità Lakota, nelle riserve di Rosebud, Pine Ridge e Cheyenne River, e che ora condivide attraverso questo libro, realizzato con l’antropologo Alessio Martella e l’illustratore Ivan Cavini.

Un libro che si legge su tre livelli: fotografia, parola e illustrazione

Quello che rende Unbreakable diverso da un reportage tradizionale è la sua struttura stratificata. Non basta scorrere le 104 fotografie di Vissani — anche se potrebbero bastare, perché hanno quella qualità rara delle immagini che non decorano ma raccontano. Ci vogliono anche i testi dell’antropologo Alessio Martella, che ricostruisce con rigore e umanità la storia e la vita quotidiana dei Lakota, capace di parlare sia a chi non sa nulla di questi popoli, sia a chi li conosce già.

E poi ci sono le illustrazioni a matita di Ivan Cavini: sette disegni in bianco e nero che ci consentono di viaggiare nel tempo e raccontano quello che la fotografia non poteva raggiungere o perché durante il soggiorno nelle riserve ci sono stati riti e momenti che i Lakota hanno chiesto di non fotografare —  richiesta che è stata, ovviamente, rispettata. Cavini ha disegnato ciò che restava quindi fuori dall’obiettivo, recuperando una funzione che appartiene alla grande tradizione degli esploratori e degli illustratori naturalisti che documentavano con matita e parola ciò che l’occhio umano aveva visto ma nessuna macchina poteva ancora fermare.

Il risultato è un libro che si legge in più direzioni contemporaneamente, e che ogni volta restituisce qualcosa di diverso.

Il genocidio e l’assimilazione forzata: una storia che non finisce mai nel passato

Uno degli aspetti che più mi hanno segnata, leggendo Unbreakable, è la consapevolezza che quello che racconta non è storia passata. È storia presente. Dalle malattie portate dai coloni europei che tra il 1492 e la metà del Cinquecento sterminarono decine di milioni di nativi, alle guerre di conquista, all’alcol sempre disponibile usato come strumento di destabilizzazione, alle missioni cristiane che cercavano di cancellare culture e spiritualità millenarie, fino alle politiche di assimilazione forzata che hanno proibito ai Lakota persino di praticare i propri riti spirituali fino agli anni Ottanta del Novecento. Quarant’anni fa. Non quattrocento.

Sapere della storia dei Lakota aiuta a leggere tante altre storie. Quella degli indigeni amazzonici, degli aborigeni australiani, dei popoli dell’Africa subsahariana, dei Palestinesi, di chiunque abbia il torto di abitare terre che altri vogliono. Il meccanismo è sempre lo stesso: sminuire, isolare, assimilare, cancellare. E continuiamo a farlo, con gli occhi aperti, come se la storia non avesse già detto abbastanza.

Indistruttibili: lo spirito che nessuna politica è riuscita a spezzare

Il titolo del libro viene da una frase pronunciata da un Lakota di nome Richard durante uno degli incontri sul campo: “It’s unbreakable… il nostro spirito, lo spirito dei nostri antenati è qualcosa che vive dentro di noi e non si può spezzare.” Ed è questa la chiave del saggio.

La cultura Lakota è cambiata, come è cambiata quella di tutti i popoli nel corso dei secoli. Ma c’è qualcosa che passa attraverso le generazioni come un filo sottile, qualcosa di difficilmente definibile, che tiene insieme identità e memoria anche quando tutto intorno cerca di dissolverle. Oggi i Lakota in America sono circa 119.000 persone, come un quartiere di Roma, ma su un paese di dimensioni continentali! Eppure, nonostante tutto, sono ancora lì.

Perché questo libro è un punto di partenza, non di arrivo

Unbreakable non è un libro che ti lascia tranquilla. E questa, per me, è la sua qualità maggiore. È un libro che ti mette davanti a domande scomode sul sistema di valori su cui le nostre società sono state costruite — il progresso inteso come espansione infinita, il territorio come risorsa da sfruttare, le culture diverse come ostacoli da rimuovere. I Lakota danno fastidio, ha detto una volta Joe Brings Plenty a Vissani, perché non fanno il superfluo. Ed è precisamente questa la loro colpa agli occhi del sistema. E su questo vi invito anche ad ascoltare questo podcast in cui Alessio racconta dell’incontro.

In un momento in cui tanti (sempre troppo pochi, ma è un inizio!) stanno cominciando — finalmente — a interrogarsi sul nostro rapporto con la natura, con la terra, con le comunità che abitiamo, la storia dei Lakota offre una prospettiva che non si trova nei libri di economia o nei convegni sulla sostenibilità. È una prospettiva vissuta, tramandata oralmente per generazioni, che non ha bisogno di teoremi per spiegare che la terra non appartiene a noi: siamo noi ad appartenere alla terra.

Questo libro non ti dà risposte. Ti aiuta a fare le domande giuste.

Un debito di riconoscenza trasformato in racconto

C’è anche un’altra storia dentro Unbreakable, quella del suo farsi. Vissani e Martella sono stati accolti dai Lakota come ospiti, hanno dormito nelle loro case, mangiato il loro cibo, partecipato alla loro vita quotidiana. In cambio hanno offerto caffè, tabacco e una promessa: fare sentire le loro voci, raccontare la loro storia nel modo più onesto possibile. Unbreakable è il modo in cui quella promessa è stata mantenuta.

C’è qualcosa di profondamente etico in questo approccio, in un’epoca in cui il racconto delle “altre culture” tende ancora troppo spesso a trasformarsi in appropriazione, in esotismo, in sguardo coloniale travestito da curiosità. Qui lo sguardo parte dagli occhi dei Lakota stessi, come scrive Vissani, e solo poi passa attraverso quello di tre viaggiatori bianchi. È una differenza che si sente, pagina dopo pagina.

 

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Scheda libro

Titolo: Unbreakable. Una storia Lakota
Autori: Alessio Vissani (fotografie), Alessio Martella (testi), Ivan Cavini (illustrazioni)
Prefazione: Joseph J. Brings Plenty Sr.
Casa editrice: Postcart Edizioni
Anno di pubblicazione: 2023
Formato: Copertina rigida, 16,5 x 22,5 cm
Pagine: 208
Fotografie: 104
Illustrazioni: 7 disegni b/n a matita
Lingua: Italiano
ISBN: 978-88-31363-389
Prezzo: € 35
Sito editore: www.postcart.com

 


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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale