Pannolini e assorbenti sono riciclabili grazie a una innovazione made in Italy

Mettere a dieta la pattumiera è fondamentale: analizzando singolarmente ciò che noi facciamo diventare un rifiuto possiamo ridurre, a monte, la produzione di spazzatura o comunque, come ci insegnano le regole dell’economia circolare, offrire una seconda vita a molti beni. Pensiamo, ad esempio, agli scarti di frutta o verdura che possono essere compostati o a materiali come alluminio e vetro che possono essere riciclati (all’infinito). Tra le cose che pesano di più nella pattumiera ci sono i prodotti assorbenti per la persona come pannolini, assorbenti intimi e pannoloni: secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2017 dell’Ispra questa categoria di rifiuti costituisce il 3,7% circa del totale generato in Italia pari a circa 1 milione di tonnellate all’anno.

Pensate che, secondo le stime, un bambino nei primi tre anni di vita “produce” una tonnellata (!) di rifiuti (come spiega Roberto Cavallo nel libro “Meno 100 kg”) in pannolini. Oltre che anticipare lo spannolinamento, le alternative, per i più, risultano spesso poco percorribili. Questioni di praticità (e non solo) rendono i prodotti monouso di gran lunga i più utilizzati: in Italia sono ben 10 milioni i pannolini/assorbenti che ogni giorno (7000 al minuto!) finiscono in discarica o in un inceneritore, anche gran parte di quelli raccolti con la differenziata dedicata.

Ad Ecomondo è stato installato un contatore che, al termine dei 4 giorni dell’evento riminese, avrà “registrato” ben 40 milioni di prodotti di assorbenti per la persona gettati nella pattumiera. A dispetto di quanto erroneamente si pensa anche questo tipo di rifiuti può essere riciclato grazie a una innovazione tutta italiana lanciata da FaterSMART che consente di ricavare tre diverse materie prime seconde. La prima volta che ne ho sentito parlare anche io sono rimasta stupefatta: ricordo di essere andata a un Forum Rifiuti di Legambiente per poter toccare con mano prodotti realizzati riciclando pannolini monouso. Ho incrociato FaterSMART varie volte quest’anno ad Ecomondo e ho potuto approfondire a che punto sia, ad oggi, la tecnologia del settore e di cosa ci sarebbe bisogno affinché il riciclo fosse possibile su larga scala: ho scoperto che da 1 tonnellata di pannolini usati conferiti alla raccolta differenziata si possono ottenere 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimero super assorbente (la restante parte consiste in acqua e residuo organico) con i quali è possibile realizzare arredi urbani, oggetti di uso quotidiano come grucce e mollette, cartoni per imballaggi industriali e nuovi prodotti assorbenti. Il processo di riciclo è innovativo e prevede un trattamento in autoclave  dove con vapore in pressione, senza combustione, questi rifiuti vengono sterilizzati per poi essere sottoposti ad una separazione meccanica delle frazioni riciclabili.

Ad esempio con 227 kg di pannolini usati riciclati è possibile produrre una sedia di plastica.

Tutta teoria? Assolutamente no (altrimenti non starei qui a raccontarvelo). Nella provincia di Treviso esiste, infatti, il primo impianto di riciclo a scala industriale dei prodotti assorbenti per la persona della Contarina Spa che viene alimentato dalla raccolta differenziata dei prodotti assorbenti della provincia di Treviso.

Pensate che in Italia in effetti la differenziata esiste già in 800 comuni che hanno avviato la raccolta differenziata dei prodotti assorbenti gettati da 12 milioni di abitanti circa. Immaginiamo se fosse possibile realizzare impianti per la trasformazione dei pannolini in materie prime seconde.

Se il ciclo completo di raccolta e trasformazione venisse esteso a tutto il territorio nazionale, questo sistema industriale consentirebbe di ridurre le emissioni climalteranti prodotte ogni anno da 100 mila automobili e consentirebbe di evitare ogni anno il consumo di 10 ettari di suolo ovverosia lo spazio occupato da 14 campi da calcio o da 2 Colossei.

Insomma, direi che non è un caso se a FaterSMART oggi sia stato conferito il premio per lo Sviluppo Sostenibile conferito dalla fondazione per lo Sviluppo Sostenibile di Edo Ronchi per il settore rifiuti e risorse…!

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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale