Recensione romanzo “Quello che sabbia e neve non dicono” di Nicolò Frasson
Ho conosciuto il collega Nicolò Frasson via web e la scorsa estate mi arriva una richiesta da lui ovvero scrivere la prefazione per “Quello che sabbia e neve non dicono”.
Già dalla prima lettura avevo percepito la potenza della narrazione capace di intrecciare temi ambientali e sociali con una narrazione profondamente umana ambientata in una regione che peraltro sembra avermi scelto: l’Abruzzo (visto che di continuo ricevo inviti ad andare in una dei tanti piccoli grandi angoli di questa regione così accogliente e variegata).
Così ora che il libro è stato stampato (edizioni BookaBook) e ho avuto l’opportunità di averlo tra le mani, ho pensato di dedicargli qualche pagina virtuale sul mio blog.
Rituffarsi nelle pagine di Frasson è stato come tornare in un luogo dell’anima. La storia, che avevo introdotto come una ricerca del “silenzio che non è assenza di suono”, si dispiega in un viaggio ancora più coinvolgente. A intrecciarsi sono due linee temporali che si parlano, si cercano e infine si fondono in un unico, potente messaggio.
Di cosa parla il romanzo
Da un lato, abbiamo il presente del protagonista omonimo, Nicolò, un giornalista che è l’incarnazione di molti di noi: informato, consapevole, e per questo schiacciato dal peso dell’eco-ansia. La sua missione sulla Costa dei Trabocchi per smentire la teoria di Gordon Hempton sulla scomparsa dei luoghi silenziosi diventa la nostra missione. Sentiamo sulla nostra pelle la sua fuga dalla “sensazione collosa” della pianura urbanizzata, una metafora perfetta di un modello di sviluppo che ci sta soffocando. Frasson è abile nel renderci partecipi di questa ricerca, facendoci tifare per Nicolò, sperando con lui di trovare quei fatidici cinque minuti di silenzio naturale che rappresentano non solo una vittoria personale, ma un seme di speranza per tutti.
Dall’altro, veniamo catapultati nel cuore pulsante del romanzo: gli anni Sessanta, con la storia indimenticabile di Celeste e Ignazio. Se nella prefazione li avevo descritti come archetipi di due visioni del mondo contrapposte, la lettura completa del romanzo ne rivela tutta la complessa e dolorosa umanità. Celeste non è solo un’adolescente ribelle; il suo è un vero e proprio percorso di formazione (e scoperta) alla sostenibilità, un’educazione sentimentale ed ecologica. Attraverso gli occhi e le mani del pescatore Ignazio, impara che il cibo non appare magicamente né in maniera romantica in tavola, che il mare non è una risorsa da depredare ma un organismo da rispettare, che la vera ricchezza sta nel comprendere e non nel possedere.
Un libro, tanti cuori. La figura del pescatore
E Ignazio, personaggio meraviglioso e tragico. Frasson non cade nella trappola del cliché del “povero ma buono”. Ignazio è un custode (forse suo malgrado) di un sapere antico, l’incarnazione di una sostenibilità ante litteram, ma è anche un uomo ferito, disperato. Il suo gesto estremo di usare una bomba per pescare non è una contraddizione. È l’urlo straziante di chi viene schiacciato da un sistema ingiusto, dove la giustizia ambientale e quella sociale sono indissolubilmente legate. La modernità predatoria delle navi a strascico del padre di Celeste non svuota solo il mare, ma la vita stessa di Ignazio.
Cosa sapere prima di leggere ‘Quello che sabbia e neve non dicono’
Ciò che rende questo romanzo così vero è proprio questa complessità e il finale aperto del racconto degli anni ’60. Nessuno è un mostro e nessuno è un santo, non c’è una fiaba ma un racconto. Sono tutti uomini e donne del loro tempo, plasmati e, a volte, travolti da un’ideologia di progresso a ogni costo di cui oggi paghiamo le conseguenze.
Infine, c’è la scrittura. La ‘penna’ di Nicolò Frasson è immersiva e sensoriale. Ci fa sentire il fruscio del vento, l’odore della salsedine, la fatica della terra specialmente nelle frasi in dialetto (che per lui sono la propria lingua) di Ignazio.
La Costa dei Trabocchi è una delle voci e non sfondo o cornice, è un personaggio vivo, che resiste nel tempo.
‘Quello che sabbia e neve non dicono’ è una lettura che consiglio agli amanti della buona letteratura e a chiunque senta il bisogno di riconnettersi con il mondo e con la parte più autentica di sé.
Scopri di più da Letizia Palmisano Giornalista ambientale, ecoblogger 2.0
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