
“Proteggimi” di Jacqueline Woodson: la recensione del libro candidato allo Strega ragazze e ragazzi
Ci sono libri che arrivano come un sussurro, ma, alla fine, riescono a scuoterti più di un urlo. “Proteggimi” di Jacqueline Woodson, edito in Italia da Fandango Libri nella collana Weird Young, rientra pienamente in questa categoria. Un romanzo delicato e potente, capace di parlare con una voce autentica e poetica al cuore dei ragazzi e, probabilmente con ancora più forza, a quello degli adulti. Un libro che, non a caso, ha meritato la candidatura al prestigioso Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2025 per la categoria 11+, confermando il valore di una storia che va dritta al punto, senza fronzoli ma con un’empatia disarmante (che mi ha commossa più e più volte e non parlo di commozione simbolica ma di lacrime vere e diversi momenti di riflessione).
Dal mio angolo di lettrice e amante delle storie che ci cambiano, posso dire che “Proteggimi” è una lettura necessaria. È un invito a fermarsi, ad ascoltare e a riscoprire il potere curativo della condivisione e della parola. In un mondo che ci vuole sempre più veloci, performanti e spesso isolati, Woodson ci ricorda che la vera forza risiede nel legame con gli altri e nella capacità di farci custodi delle reciproche fragilità.
Un’aula per parlare: dove le storie diventano un rifugio

La trama, nella sua essenzialità, è un piccolo capolavoro di ingegneria emotiva. Ci troviamo a Brooklyn, in una scuola media. La protagonista e voce narrante è Haley, una ragazzina che, insieme ad altri cinque compagni, viene inserita in una classe “speciale” composta da studenti con bisogni specifici o difficoltà di apprendimento. L’autrice non definisce mai con precisione quali siano queste “difficoltà”, lasciando intendere che l’unica vera etichetta che portano addosso gli studenti sia quella di essere semplicemente se stessi, con le loro complesse storie familiari e personali.
La svolta arriva con un’intuizione geniale della loro insegnante, la professoressa Laverne. Un venerdì, li conduce nella vecchia aula d’arte, un luogo spoglio che diventerà il loro santuario, e annuncia che ogni settimana avranno un’ora per stare da soli, senza adulti, e parlare. L’Aula Per Parlare (APP ribattezzata dal gruppo) diventa così lo spazio fisico e metaforico nel quale questi sei ragazzi, inizialmente confusi e diffidenti, imparano a spogliarsi delle loro armature.
Con il suo registratore, Haley si fa custode di queste confessioni: registra le storie, le poesie, le paure e le speranze di Esteban (il cui padre è stato portato via forse per sempre), di Amari (che sogna di essere altrove), di Tiago (che impara una nuova lingua e una nuova vita), di Holly e Ashton (così diversi eppure così vicini).
Le loro voci si intrecciano, creando un mosaico di esistenze segnate da temi difficili come l’immigrazione, la discriminazione razziale, l’assenza dei genitori, il carcere, il bullismo e la paura di un mondo che non sempre sembra accoglierli.
Cosa ci insegna “Proteggimi”: l’alfabeto dell’empatia
Questo libro è una lezione sussurrata con la delicatezza di una poesia. Ci insegna prima di tutto il valore dell’ascolto. In un’epoca di rumore costante, la professoressa Laverne offre ai suoi studenti il dono più prezioso: il silenzio e lo spazio per riempirlo con le proprie parole. Capisce che, prima di ogni nozione, c’è bisogno di creare una comunità, un luogo sicuro dove “imparare a proteggersi a vicenda da un mondo che alla loro età sembra – e spesso è – spaventoso”.
“Proteggimi” ci mostra come la narrazione sia una forma di terapia. Come dice lo zio di Haley “raccontare storie è come far uscire tutta la paura che c’è dentro di noi… aiuta a trovare un senso alle cose”. I ragazzi, condividendo i loro pesi, non solo li alleggeriscono, ma costruiscono ponti. Scoprono che, dietro le differenze di colore della pelle, di origine o di situazione familiare, ci sono le stesse paure e gli stessi desideri. Il romanzo è anche un potente inno all’amicizia come forma di resistenza. Questi sei ragazzi, etichettati come “difficili” o “problematici”, trovano l’uno nell’altro la famiglia che, a volte, manca fuori da quelle mura. Si proteggono, si sostengono e, attraverso le loro storie registrate, creano una memoria collettiva, un patrimonio di resilienza che li renderà più forti. “Forse sono i nostri ricordi. Le cose a cui siamo sopravvissuti”, riflette Haley, e in questa frase c’è tutta la filosofia del libro.
Jacqueline Woodson: una voce potente della letteratura contemporanea
Per capire a fondo “Proteggimi”, è fondamentale conoscere la sua autrice. Jacqueline Woodson (nata a Columbus, Ohio, nel 1963) non è una scrittrice qualsiasi. È una delle voci più importanti e premiate della letteratura americana per ragazzi e non solo. Vincitrice di riconoscimenti come il National Book Award per il suo memoir in versi “Brown Girl Dreaming” (pubblicato in Italia da Fandango con il titolo “Bambina nera sogna”), l’Astrid Lindgren Memorial Award (il Premio Nobel della letteratura per l’infanzia) e il Premio Hans Christian Andersen, Woodson ha dedicato la sua carriera a dare voce a chi sta ai margini.
Afroamericana, cresciuta tra il South Carolina e Brooklyn, ha vissuto sulla sua pelle i temi che riversa nelle sue opere: l’identità, il razzismo, le differenze di classe, la ricerca del proprio posto nel mondo. La sua scrittura è poetica, essenziale, ma mai banale. Ha la rara capacità di affrontare argomenti complessi con una delicatezza che li rende accessibili ai giovani lettori, senza sminuirne la gravità. Woodson scrive contro gli stereotipi, con un ottimismo di fondo che non nega il dolore, ma offre sempre una speranza, una via d’uscita attraverso la connessione umana.
A chi si rivolge “Proteggimi”. Un libro per tutti
Sebbene sia candidato nella categoria 11+ del Premio Strega e indicato per lettori dagli 11 anni in su, “Proteggimi” è un libro universale. È perfetto per i ragazzi che stanno attraversando quella terra di mezzo che è la preadolescenza, quel passaggio dall’infanzia all’età adulta in cui tutto sembra incerto e spaventoso specie al giorno d’oggi in cui molti ragazzi non sono più abituati a parlare, a raccontarsi, a confidarsi. Potranno riconoscersi nei protagonisti, sentirsi meno soli nelle loro paure e capire che la vulnerabilità non è una debolezza, ma un punto di partenza per creare legami autentici.
Tuttavia, come già accennato, questo è un libro forse ancora più importante per gli adulti. Per i genitori, gli insegnanti, gli educatori è un manuale di pedagogia emotiva che ci ricorda l’importanza di creare spazi di ascolto e di fiducia per i nostri ragazzi, di guardare oltre le etichette e di avere fiducia nella loro capacità di trovare le proprie risposte. È una carezza al nostro “io bambino” che deve sopportare quelle paure che forse abbiamo dovuto affrontare da soli.
Inoltre in un’Italia che si confronta quotidianamente con le sfide di una società multiculturale, “Proteggimi” è uno strumento prezioso per decostruire pregiudizi fin dalla giovane età e imparare a fidarsi del prossimo.
Scopri di più da Letizia Palmisano Giornalista ambientale, ecoblogger 2.0
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