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Recensione: “Sui passi di Lucilla” di Glenda Apice, un romanzo che ci porta nel cuore della Roma di fine Ottocento

Oggi vi parlo di un romanzo che ha il potere di trasportarci indietro nel tempo, in un’epoca di grandi trasformazioni, di balli sfarzosi e di intrighi sussurrati nei salotti nobiliari di Roma. “Sui passi di Lucilla”, scritto da Glenda Apice e pubblicato da Castelvecchi, è un’opera che cattura il lettore fin dal prologo, immergendolo in un’atmosfera ricca di fascino e sentimento, dove la storia d’amore è solo uno dei fili di una trama ben più complessa e avvincente.

Di cosa parla “Sui passi di Lucilla”

“Sui passi di Lucilla” è un romanzo storico scritto con eleganza e passione. Glenda Apice costruisce una narrazione avvincente che bilancia perfettamente la storia d’amore con l’intrigo e il mistero, senza mai trascurare la profondità psicologica dei personaggi. La crescita di Lucilla, da fanciulla insicura a donna coraggiosa e determinata, è il cuore pulsante di una storia che celebra la forza di scegliere il proprio destino.

La trama ci introduce a Lucilla Di Bresso Piano, una giovane marchesina di diciotto anni cresciuta libera e un po’ selvatica nella quiete della campagna laziale. La sua vita cambia radicalmente quando, nell’ottobre del 1882, la famiglia decide di trasferirsi a Roma per il suo debutto in società. Lucilla, appassionata di natura e disegno, si trova catapultata in un mondo fatto di rigide etichette, pettegolezzi e rivalità. Qui incontra l’affascinante e tormentato conte Carlo Bosco, un uomo dal portamento altero ma dal cuore profondo. Tra i due nasce un’attrazione, ostacolata però dal fidanzamento di Carlo con la bellissima Ada Giusti Santi e dalle trame oscure della duchessa Del Poggio a Rupoli, che nutre un odio profondo per la famiglia di Lucilla. Il romanzo segue così il percorso di crescita di Lucilla, che dovrà imparare a navigare le insidie della società romana, lottare per il suo amore e svelare una pericolosa congiura che minaccia di distruggere l’onore della sua famiglia.

Un viaggio nella storia, nel romanzo con negli occhi le immagini forti di altri grandi capolavori

Leggendo “Sui passi di Lucilla”, è inevitabile la mente mi è corsa sia a grandi classici e che a successi contemporanei (e se vi sono piaciuti, non potrete che amare la storia di Lucilla). L’atmosfera, l’ambientazione sociale e le dinamiche tra i personaggi richiamano inevitabilmente il mondo di Jane Austen. Sebbene si possa pensare a Emma per il contesto sociale, il parallelismo più forte che mi sento di fare è con Orgoglio e Pregiudizio: abbiamo una protagonista vivace e intelligente che giudica inizialmente in modo errato un eroe orgoglioso, ricco e apparentemente freddo, proprio come la coppia Elizabeth Bennet e Mr. Darcy. Per chi cerca eco in successi contemporanei, l’associazione  che farei è quella con serie TV come Bridgerton: i balli sfarzosi, il “mercato” matrimoniale dell’alta società, un protagonista maschile tormentato e una protagonista femminile non convenzionale, uniti a una buona dose di scandalo e intrigo, creano un mix irresistibile. Il romanzo credo che possa piacere anche ai fan di Downton Abbey in particolar modo per come viene rappresentata una famiglia aristocratica che naviga i cambiamenti del proprio tempo, o persino de Il Gattopardo di Visconti, per la capacità di catturare il malinconico splendore di un’epoca al tramonto.

Una menzione speciale al ruolo della natura nel romanzo

Da ecologista, uno degli aspetti più affascinanti del romanzo per me è il ruolo della natura, che non è mai un semplice elemento decorativo, ma una forza che plasma la protagonista. Lucilla non è la tipica nobildonna del suo tempo; il suo spirito è stato forgiato dalle lunghe passeggiate in campagna, dalla curiosità per gli insetti e le piante che cataloga meticolosamente nei suoi quaderni (una giovane Linneo permettetemi di dire). La natura rappresenta per lei un mondo autentico, un rifugio di libertà e innocenza in contrasto con l’artificiosità dei salotti romani. L’autrice, Glenda Apice, utilizza questo legame per sottolineare l’unicità di Lucilla e la sua difficoltà iniziale ad adattarsi. Anche a Roma, però, la natura trova il suo spazio: nei giardini segreti dei palazzi, come l’incredibile “jardin de plaisirs sensoriels” della famiglia Giusti Santi, interamente composto da piante edibili, o nei viali di Villa Borghese nel cui perimetro ancora oggi i romani cercano frescura e connessione con le radici e i rami. Per Lucilla, la natura è una costante fonte di conforto, un filo che la tiene legata alla sua vera essenza anche nel caotico labirinto della vita cittadina.

E poi c’è lei: Roma!

Se la natura plasma la protagonista, Roma è una vera co-protagonista del libro. La città p descritta con una tale ricchezza di dettagli da diventare un personaggio a tutti gli effetti tant’è che – aperto il libro – troverete il disegno della Roma di allora con i luoghi teatro degli avvenimenti, per chi volesse organizzare un tour… sui passi di Lucilla. Fin dal prologo, in cui a parlare è una discendente di Lucilla, percepiamo una città che “si cela dietro a un muro di turisti” ma che si svela a chi sa osservarla. L’autrice ci guida per le strade della Roma Umbertina, un periodo di febbrili trasformazioni urbanistiche e sociali. Camminiamo sui sanpietrini di via della Dogana Vecchia, ammiriamo la maestosità del Pantheon descritto come un “grosso mastino che riposa placido”, sentiamo il freddo umido dei vicoli e la calda luce del sole su Piazza di Spagna. I monumenti non sono cartoline, ma testimoni silenziosi delle vicende umane: la Torre della Scimmia diventa il catalizzatore del primo, audace incontro tra i protagonisti, mentre il Colosseo è teatro di giochi infantili e profonde riflessioni. La meticolosa ricerca storica si manifesta nei riferimenti alla “febbre edilizia”, alla dicotomia tra nobiltà “bianca” (fedele ai Savoia) e “nera” (fedele al Papa), e agli scandali politici che influenzano direttamente la vita dei personaggi. Roma, con la sua storia millenaria e le sue contraddizioni, avvolge e determina il destino di Lucilla e Carlo.

Una lettura consigliatissima per chi ama i romanzi storici, per chi subisce il fascino eterno di Roma e per chiunque desideri perdersi (e ritrovarsi) tra le pagine di una storia ben scritta, ricca di emozioni e accuratezza storica.


Scopri di più da Letizia Palmisano Giornalista ambientale, ecoblogger 2.0

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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale