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Recensione: “Non solo neve. Montagne immaginarie” di Michele Sasso

Oggi vi parlo di “Non solo neve. Montagne immaginarie” di Michele Sasso edito da Edizioni Ambiente.

Vivere in montagna è il sogno ideale di molti: l’idea è quella di luoghi incontaminati e una quotidianità a diretto contatto con la natura e con la fauna rappresentano per molti lo scenario ideale dove trascorrere la propria esistenza. Purtroppo, però, la realtà dei fatti è assai diversa da quella mitizzata e anche il cinema, con una pellicola deliziosa come “Un mondo a parte” con Antonio Albanese e Virginia Raffaele, ha mostrato le insidie e le contraddizioni della vita tra le vette montuose.  

Quest’argomento è stato affrontato da Michele Sasso nel suo ultimo libro “Non solo neve. Montagne immaginarie” pubblicato da Edizioni Ambiente nella collana VerdeNero. Quella di Sasso si segnala come un’opera intrigante e riflessiva perché esplora il futuro delle aree montane e collinari italiane allargando l’orizzonte di analisi oltre i tradizionali confini del turismo invernale. Attraverso le pagine di questo libro viene smontata l’immagine stereotipata delle montagne italiane e, al contempo, si affronta un’analisi profonda delle dinamiche sociali, economiche ed ecologiche che definiscono questi territori.

“Non solo neve. Montagne immaginarie” si rivela, quindi, un libro fondamentale per chiunque sia interessato a comprendere la realtà delle delle aree montane e collinari italiane ed a partecipare attivamente al futuro di questi luoghi. Michele Sasso non si limita a documentare i cambiamenti in atto, ma offre strumenti di comprensione ed azione che offrono ai lettori la possibilità di affrontare scelte più consapevoli e rispettose dell’ambiente montano. L’opera offre una descrizione critica e costruttiva sulla realtà e sul potenziale delle nostre montagne, rendendolo un testo imprescindibile nella letteratura ambientale contemporanea italiana.

La montagna e la sua doppia anima

Il libro si distingue per il suo approccio critico nei confronti della convenzionale narrazione montana, spesso limitata ad immagini idilliache di cime innevate e avventure estreme. Sasso ci presenta la “metromontagna“, un concetto che fonde montagna e città in un unico panorama, sottolineando le sfide e le opportunità di questo intreccio. L’autore ci invita a riflettere su come le politiche urbane e rurali possano integrarsi per favorire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

“Restanza” e la resistenza culturale delle comunità

Uno dei concetti più potenti richiamati nel libro è quello di “restanza” – coniato dall’antropologo Vito Teti e citato dallo stesso Antonio Albanese nel film ambientato sulle montagne abruzzesi – definito come il contrario di “resistenza”: questo termine descrive l’attaccamento delle persone ai loro luoghi d’origine e la loro determinazione a preservare la cultura locale nonostante le pressioni esterne e le sfide economiche. Sasso critica la tendenza a valorizzare i borghi a discapito dei paesi, sottolineando come questi ultimi rappresentino il tessuto vero e complesso delle comunità montane.

Una nuova narrazione per il futuro delle montagne

Il libro propone una visione rivoluzionaria per il futuro delle montagne italiane, suggerendo che la soluzione non risieda nel turismo di massa o nella commercializzazione delle esperienze alpine, ma in un approccio più olistico che valorizzi l’autenticità, la sostenibilità e l’integrazione tra natura e cultura locale. Sasso ci esorta a considerare le montagne non solo come mete vacanziere, ma come spazi vitali per lo sviluppo di nuove economie locali che possano sostenere le loro comunità.

I “merenderos” e la critica al turismo superficiale

Il termine “merenderos” viene usato dall’autore per descrivere quel fenomeno di fruizione superficiale delle montagne nel quale i visitatori cercano comfort urbani in contesti naturali con una totale assenza di rispetto per l’ambiente e la cultura locale. Questa critica incisiva ai comportamenti dei turisti occasionali rafforza l’appello del libro ad un cambiamento nei modi di vivere e apprezzare le montagne.

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La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale