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Diventare giornalista ed ecoblogger. La storia di Carmen e delle sue 3 parole “magiche”: eco, equo e vegan!

Conosco Carmen (Carmela Giambrone) da tanti anni, su twitter è “VeganKia”. Abbiamo aperto i nostri blog più o meno negli stessi anni e, anche grazie ai social, abbiamo continuato a sentirci e seguirci. Leggo sempre con piacere e interesse i suoi articoli e post. Son felicissima di averla anche rivista in occasione dei Top Green Influencer.

Giornalista ambientale, ecoblogger e vegan influencer, da lei si può apprendere come adottare scelte vegan e zerowaste, il tutto con due ingredienti “magici”: gentilezza e simpatia. Probabilmente già la conoscerete, o è il momento giusto per iniziare a inseguirla.

Carmela o Kia, Blogger o giornalista, come ti presenti agli altri?

Certamente mi presento come Carmen (Carmela è solo per l’anagrafe e le firme ufficiali, in effetti credo che solo mia nonna mi chiamasse così). Prima di essere una giornalista e blogger sono me stessa e tendo a non scordarlo mai, indipendentemente dal mestiere che ho scelto di fare.

Equoecoevegan il tuo blog: quando e come nasce? È cambiato negli anni?

Inizio rispondendoti dalla fine: è certamente cambiato, si è evoluto ed è mutato proprio come ciascuno di noi, crescendo, cambia ed impara lungo la strada che percorre. Il desiderio di fondo è sempre stata la condivisione, vera e reale, alla portata di tutti, di esperienze e scoperte dirette ma negli anni questo desiderio si è arricchito di elementi tratti dalla mia crescita personale, dalle mie esperienze, dalle mie competenze e dagli incontri che la vita mi ha regalato, reali e virtuali. Non posso dire che equoecoevegan sia lo stesso del 2007, anno in cui è nato, mentirei, ma la mission di fondo invece quella sì è immutata: l’amore per il Pianeta e tutte le creature che la popolano e la convinzione che ciascuno di noi può e deve fare la sua parte per vivere in maniera più rispettosa e sostenibile.

Secondo te perché i lettori si affezionano ai tuoi contenuti? Qual è l’ingrediente che non deve mai mancare in una buona comunicazione?

Credo da sempre nella forza del cambiamento positivo. Se scopri una certa cosa e la trovi utile, ragionevole, importante, la vuoi condividere con tua mamma, il tuo compagno o la tua migliore amico, no? ecco, il senso della comunicazione deve essere quello, secondo me. Spesso quando mi presento a qualcuno che non mi conosce, dopo le chiacchiere iniziali, salta fuori l’argomento vegan: ecco in quell’istante vedo tensione negli occhi del mio interlocutore. Ebbene, credo fortemente che la maniera migliore per avvicinare la persona comune, quella che potresti incontrare sulla metro o camminando per strada, a questo argomento tanto bistrattato in questi ultimi tempi, non sia quella di ergersi a paladini o a valori di assoluta perfezione per le scelte che abbiamo compiuto (ce ne sono davvero poi di persone perfette a questo mondo?) bensì, semplicemente raccontare con tranquillità e umiltà, in maniera aperta, positiva e gradevole, ciò che si è scoperto e le ragioni della scelta fatta. Punto. Il resto poi sta al nostro interlocutore. Io detesto chi vuole convincere il prossimo, il miglior modo per convincere qualcuno a fare qualcosa è mostrare la giustezza con i fatti della propria azione o convinzione.

 

Anni fa, durante un mio workshop in cui insegnavo la via per l’impatto minimo, raccontavo di come mi occupavo della bellezza e della cura della persona solo grazie a pochi ingredienti naturali e super economici, di solito tenuti da tutti in dispensa, senza alcuna necessità di acquisti di cosmetici in profumeria o spese folli. Una ragazza, alla fine del corso, mi si avvicinò e mi disse: “sei la prima che mi racconta di queste cose ma che sembra normale”.

Capiamoci, lì per lì non capii esattamente se quella frase fu un complimento o altro, ma poi, soffermandosi con me, la ragazza mi raccontò che tutte le persone che nella sua esperienza, si era ritrovata a incontrare e che avevano fatto una scelta di sostenibilità, decrescita e semplicità, erano riconoscibili, atipiche, all’interno della nostra società e purtroppo non sempre con un’accezione esclusivamente positiva. Ebbene, ho presto compreso quanto il cambiamento venga accolto in maniera più semplice se chi te ne parla ti è familiare. Io credo di essere una persona comune che però, in tempi non sospetti a poco più di vent’anni, ha iniziato a praticare azioni e scelte un po’ meno comuni.

Greta sta riuscendo a trasformare queste azioni in qualcosa di assolutamente normale e questo è il vero miracolo che dobbiamo accogliere a braccia e mente aperta.

Che suggerimento daresti a una persona che ti dice che vorrebbe aprire un blog / i social per farne un lavoro?

Suggerirei di non pensare alla meta, bensì al viaggio. Quando ho iniziato, non avevo minimamente idea che dopo più di dieci anni sarei diventata una giornalista ambientale, che avrei lavorato in testate giornalistiche scrivendo di ciò che amavo, che avrei pubblicato un libro, che avrei lavorato con personalità, aziende e istituzioni, che avrei partecipato a programmi Tv o a progetti di sviluppo e comunicazione sostenibile ed educativi. Dieci anni fa o poco più, il mio desiderio era raccontare la mia storia, le mie scoperte, le mie esperienze in fatto di sostenibilità ambientale e slowliving a quante più persone possibili sperando che almeno una tra queste seguisse il mio esempio e provasse anche lei a fare lo stesso.

 

La seconda parte della storia non la si conosce mai, al massimo possiamo concentrarci sulle premesse e credo che le migliori, siano sempre costellate da passione e amore per ciò che si fa, solo così è possibile resistere alle inaspettate intemperie che lungo il viaggio ci colpiranno.

In che modo vivi l’essere “green” nella sua quotidianità? Raccontaci qualche aneddoto

Potrei iniziare parlandoti dalla cosa più semplice e naturale: l’alimentazione. Sono diventata vegan in concomitanza proprio alla nascita del blog e in poco tempo ho compreso non solo la bellezza di questa scelta, assolutamente priva di rinunce e penitenze, ma anche la sua estrema semplicità ed economicità. Perché, e lo ripeto spesso, come puoi dire a qualcuno che la dieta vegan è costosa? Che vegan sei? probabilmente uno di quelli che si nutre a quinoa e mango, perché altrimenti non ce lo si spiega.

Pasta e fagioli, riso e piselli, farro e lenticchie e poi verdura e frutta di stagione, locale e comprata con il Gas o dal contadino, germogli e pane fatto in casa insomma l’autoproduzione ti permette di nutrirti con semplicità e spendendo pochissimo riappropriandoti dei saperi delle nostre nonne. Insomma ovunque vai, in qualunque luogo della terra, potrai mangiare con poco e semplicemente, rispettando qualunque forma di vita, come si fa a non amare la filosofia vegan?

Passando ad altro direi che pratico lo zerowaste da sempre, che amo il verde urbano e che ho una vera e propria giungla urbana nutrita a compost autoprodotto esclusivamente da scarti della mia cucina, che compro il meno possibile e se lo faccio cerco di farlo in maniera consapevole e critica, adoro il vintage e i mercatini dell’usato, sono una  vera e propria passione. Ma ancora: che mi faccio il sapone in casa una volta ogni 3-4 mesi ( e lo regalo ad amici e parenti!), lo stesso per cosmetici e creme e detersivi per la pulizia della casa. Eppure ho un lavoro, pago le bollette e vivo normalmente come tutti gli altri, non credo che mi manchi nulla eppure riuso, riduco e riutilizzo ogni volta che posso.

Uso le gambe, la bici e i mezzi quanto più posso e, te lo dico in anteprima, con il mio compagno stiamo cercando casa e il nostro intento sarà una casa verde e completamente sostenibile… come si dice in questi casi stay tuned! 😉

 

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