Guida all’EcoSmartWorking: 8 consigli per lavorare a casa in modo green

Come forse qualcuno ricorderà, all’indomani del lockdown, ebbero una certa popolarità i miei 10 consigli per lavorare in casa e sopravvivere allo smartworking. Da allora son passati alcuni mesi, ma ancora molti di noi (che vivano o meno nelle temute “zone rosse”) continuano a lavorare stabilmente dalla propria abitazione.

Se, durante lo stato emergenziale venutosi a creare in primavera, la prima esigenza era quella di trovare una sistemazione il più possibile comoda ed una organizzazione conciliante con gli altri membri della famiglia, oggi – che la modalità di lavoro a distanza è divenuta di fatto una regola e non più una eccezione – è il momento di capire come allestire, in otto mosse, il nostro ufficio fra le mura domestiche in maniera sostenibile.

1)     Smart working!

La prima buona notizia è che già lavorare in smart working ci consente di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale della nostra giornata lavorativa. La maggior parte delle persone si sposta con mezzo privato e ogni viaggio risparmiato si traduce in un minor consumo di carburanti, nella riduzione del traffico e nella conseguente contrazione dell’impronta di carbonio. È quindi importante che, da soluzione straordinaria, questa modalità di lavoro divenga ordinaria amministrazione, magari con forme di lavoro agile e presenze in ufficio a rotazione.

2)     L’arredo giusto

A questo punto, se fino ad ora ci siamo arrangiati con soluzioni temporanee, è arrivato il momento di trasformare, in maniera stabile, un angolo di casa nel nostro spazio studio. Dovete acquistare una scrivania, un porta computer o una poltrona? È il momento per dare una seconda vita ad oggetti che qualcun altro non usa più. Basta fare una rapida ricerca negli shop delle principali reti di franchising attivi nel settore dell’usato per prendere atto che le possibilità offerte sono davvero ampie. Prendiamo, ad esempio, la sedia da ufficio: che sia di ferro, in plastica, in tessuto, colorata, con o senza rotelle la scelta è praticamente infinita. Dare una sbirciatina sulle vetrine online dei vari negozi dell’usato ci consentirà di trovare subito quello che ci serve e, se non possiamo uscire di casa, possiamo addirittura chiedere la consegna a domicilio.

3)     Fai luce sul tuo lavoro

Se puoi, posiziona il tuo angolo d’ufficio in un ambiente che usufruisce della luce naturale: il sole è gratuito e i suoi raggi creano un’atmosfera confortevole. Quando è necessaria la luce artificiale, ricordiamoci di ricorrere a lampade LED: tagliano i costi delle bollette e fanno davvero luce sul nostro lavoro!

4)     Apparecchiature elettroniche: come sceglierle

Immancabile nello smart working è il computer accompagnato – a seconda dei casi – da un’altra serie di device, a partire dalla stampante. In alcuni casi è possibile acquistare dispositivi rigenerati ovverosia completamente rimessi a nuovo dopo la formattazione (cancellazione dei dati) e venduti da negozi specializzati: in pratica è un usato ultra-garantito.

Avete la necessità di acquistarli nuovi? In tal caso è buona regola scegliere apparecchi con prestazioni più ecosostenibili delle altre a partire dai ridotti consumi energetici certificati. Esiste un tool, nato dalla collaborazione tra Rete Clima ed Epson che permette, con 2 veloci click, di calcolare consumi, emissioni di CO2 e gas serra delle principali apparecchiature d’ufficio in modo da poter fare un paragone e quindi una scelta consapevole.

Per le stampanti bisogna prima di tutto chiedersi se siano davvero necessarie: chi lavora in casa o in piccoli uffici solitamente fa riferimento a negozi specializzati. Nel periodo di lockdown e, in generale, per ridurre gli spostamenti, è aumentato in maniera esponenziale il numero delle persone che hanno deciso di dotarsi in casa di una stampante (a volte anche da condividere con i figli per la didattica a distanza…!).

Le stampanti non sono tutte uguali!

Gli esperti di Epson Italia – azienda che da anni si impegna in prima linea nella creazione di dispositivi di stampa a ridotto impatto ambientale e ad adottare scelte ecosostenibili anche nella gestione dell’azienda stessa – mi hanno spiegato che le tecnologie più diffuse sono quelle a getto d’inchiostro e laser. 

“Le prime hanno un consumo di energia inferiore rispetto alle altre visto che non devono scaldare l’inchiostro per poter stampare. Le laser per stampare devono fondere la polvere di toner. Al loro interno è presente un piccolo ‘fornello’ che raggiunge i 180°, richiedendo un surplus di energia rispetto a modelli come le inkjet Epson che si basano su una tecnologia che potremmo definire ‘a freddo’.”

D’altra parte però le stampanti inkjet con cartucce hanno una autonomia inferiore in termini di stampa e in questo periodo nel quale si è spesso chiusi in casa (tra smart working, zone rosse e DaD) a quante persone è capitato di rimanere senza inchiostro all’improvviso? Questo perché le cartucce consentono un volume di stampa idoneo per un utilizzo saltuario. Chi si trova a stampare di frequente, sa bene quanto debba cambiarle spesso. Ciò comporta una maggior produzione di “ricariche” di inchiostro, del conseguente approvvigionamento e trasporto e del costo ambientale in termini di smaltimento.

Esistono, però, in commercio soluzioni che coniugano l’efficienza energetica dei modelli a getto d’inchiostro con contenitori degli inchiostri molto capienti: sono le stampanti inkjet con serbatoi, paragonabili per qualità e prestazioni alle laser, che permettono di offrire notevoli vantaggi in termini energetici e di riduzione rifiuti.

A tal riguardo è interessante un dato comparativo diffuso dalla nota azienda di stampanti: “se tutte le stampanti laser per uso domestico e per piccoli uffici utilizzate in Europa venissero sostituite con stampanti inkjet Epson si potrebbe ridurre il consumo energetico fino a 311 milioni di kWh2 o risparmiare oltre 38,1 milioni di euro all’anno e diminuire le emissioni di CO2 di ben 117.000 tonnellate ogni anno” (fonte: https://www.epson.eu/neop-footnotes ).

Oltre al risparmio ambientale legato al consumo energetico, possiamo dire che queste soluzioni riescono a mettere a dieta il cestino dei rifiuti dell’ufficio anche quando si è in casa: grazie alle migliaia di stampe che riescono a realizzarsi con i serbatoi d’inchiostro, ci dimenticheremo infatti di dover cambiare le cartucce per lungo tempo

5)     Mail: attenti all’impronta ambientale invisibile

impatto ambientale emailVirtuale non vuol dire a impatto zero: tutto quello che ruota intorno al web, infatti, ha un certo “peso ambientale”. Dietro alla navigazione Internet o all’invio di un’e-mail, per rendere possibile la visione di un video online o una ricerca su google servono infrastrutture, dispositivi, energia e quindi emissioni di CO2. Tant’è che la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti di quest’anno (che si tiene in Europa dal 21 al 29 novembre) ha come tema i rifiuti invisibili. Tra questi vi sono quelli legati alla rete.

Anche se è invisibile, l’impatto ambientale di tutte le e-mail inviate o dell’utilizzo dei motori di ricerca, non è affatto banale.

Secondo i dati diffusi dalla SERR, l’impatto di una semplice e-mail da un 1 mb corrisponde a quello di una lampada da 60 watt accesa per 25 minuti. Venti mail al giorno per 365 giorni l’anno, a conti fatti, sono 7.300 “lettere online” che, secondo le stime, corrispondono alle emissioni generate percorrendo 1.000 km con un’automobile.

È arrivato il momento, quindi, di fare un po’ di pulizia online:

  • Cancelliamo le mail che non ci servono, scaricando magari i documenti sul computer e eliminiamo la nostra iscrizione a newsletter e servizi mail che non usiamo o che non sono di nostro interesse.
  • Evitiamo di mettere tutto l’ufficio in copia quando inviamo una email.
  • Telefoniamo ai colleghi ogni volta che è possibile invece di scambiarci un fiume di mail (trasformando la posta in una chat!).
  • Alleggeriamo le e-mail comprimendo i documenti, allegando versioni più leggere, sfruttando collegamenti ipertestuali (link) quando è possibile.
  • Togliamo immagini dalla firma digitale: sebbene pesino solo pochi kilobyte, quando moltiplichiamo per tutte le mail mandate, l’impatto non è affatto da sottovalutare.

6)     Cloud: quanto pesi sull’ambiente?

Dopo aver messo a dieta la casella e-mail è il momento del cloud. Se, per lavoro, alcuni documenti devono essere condivisi con altre persone, è pur vero che finiamo per dimenticarne molti inutili nei nostri hard disk virtuali. Il cloud, però, a dispetto delle nostre dimenticanze, continua a lavorare consumando energia per essere alimentato e raffreddato. Cosa puoi fare?

  • Cancella i documenti che non servono più.
  • Archivia su hard disk fisici ciò che può non essere condiviso.
  • Scegli (o suggerisci in azienda) provider alimentati da fonti rinnovabili (Cloud verdi!).
  • Lavora le bozze sul computer invece che online sui cloud e carica solo le versioni definitive.

7)     Standby vs spegnere gli apparecchi

Ammettiamolo, spesso c’è un abuso della funzione “stand by”: evitiamo di lasciare “dormienti” gli apparecchi di lavoro quando non li usiamo, salvo che non si tratti di un’attesa di pochi minuti. Conviene spegnerli completamente, interrompendo anche l’alimentazione, magari con un interruttore generale alle prese.

Prendiamo, ad esempio, la stampante. Secondo i dati diffusi dall’ENEA, la maggior parte del consumo energetico non avviene durante la fase di stampa (che solitamente è pari all’8% dei consumi) perché il 50% dell’alimentazione, in media, è assorbita dallo stand-by e il restante 42%, invece, si spreca quando la stampante è spenta con la presa elettrica inserita!

8)     Cancelleria? Sì ma green!

Non è detto che servano ma se organizzate il lavoro come in ufficio, è facile che abbiate la necessità di forniture consumabili. La prima buona regola è acquistare solo lo stretto necessario. Se non ne potete fare a meno, è bene che ricordiate di adottare delle soluzioni ecofriendly.

Per fogli della stampante, cartelle e raccoglitori optate per gli esemplari realizzati con carta riciclata o certificata con legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile (PEFC Italia e FSC).

Dalle penne al nastro adesivo, dalle forbici alla calcolatrice (magari alimentata con un pannellino solare, come quelle inesauribili degli anni ‘80) sono tante le soluzioni realizzate con plastica riciclata.

Quanti di voi sanno poi che esistono delle pinzatrici che non hanno bisogno di punti metallici? Funzionano semplicemente ripiegando un pezzettino di carta.

Concludo con preziose indicazioni ricevute da Luca Cassani Corporate Sustainability  manager di Epson Italia a cui ho rivolto un paio di domande:

Qual è una stampante ideale per chi è in smart working?

“In questo momento in cui molte persone sono di smartworking, spesso con i figli in DaD, suggerisco una ecotank ET-2750. Grazie al sistema di flaconi per la ricarica dell’inchiostro al posto delle cartucce, sarà possibile stampare 14.000 pagine in bianco e nero e 5.200 pagine a colori per un costo pagina ivato (hardware escluso, ndr): di 0,002€ per le stampe in bianco e nero e di 0,0065€ ove stampassimo a colori (tutti e 4 i colori)”. Consente infatti una riduzione fino al 90% dei costi di stampa.

È una stampante che necessita di manutenzione particolare? E i flaconi una volta esauriti che fine fanno? C’è possibilità che l’inchiostro si secchi?

Non è necessaria una manutenzione particolare, né della stampante, né degli inchiostri. Inoltre prevediamo una estensione di garanzia a tre anni. I flaconi? Una volta esauriti potranno essere gettati nella raccolta differenziata della plastica.

***Post realizzato in collaborazione con Epson Italia***

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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale