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Recensione del libro “Il Gatto che insegnava lo Zen” di James Norbury

Vi ricordate le pagine avventurose e, al tempo stesso, piene di passione e riflessioni di “Grande Panda e piccolo Drago” di James Norbury (e il seguito de “Il viaggio”)? Ebbene se, come me, le avete amate, accoglierete con entusiasmo la notizia che quest’anno è uscito nelle librerie “Il Gatto che insegnava lo Zen” (tradotto in italiano da Chiara Carminati ed edito in Italia da Rizzoli editore) e non potevo non inserirlo tra le mie recensioni estive.

Di cosa parla “Il Gatto che insegnava lo Zen”

la natura Il Gatto che insegnava lo Zen norbury. Recensione libro
«La natura non usa parole,· ma ci sta sempre dicendo qualcosa.» Il Gatto che insegnava lo Zen. Norbury. Recensione libro

La narrazione di Norbury, ricca di dolcezza e profondità, ci porta questa volta a seguire le vicende di un gatto saggio e sereno il cui percorso di ricerca spirituale si snoda attraverso incontri significativi ed esperienze illuminanti. Lungo il viaggio, il nostro protagonista felino incrocia il percorso di diverse creature, ognuna afflitta da problemi personali e in cerca di una guida. Tra queste, una scimmia ansiosa, una tartaruga disillusa dalla vita, una tigre dominata dalla rabbia, un giovane lupo confuso e un corvo avido. Ognuno di loro, con la propria storia e le proprie sfide, contribuisce a tessere un ricco tessuto di lezioni di vita, riflessioni sulla natura umana e sulla ricerca della pace interiore.

Il cuore del racconto pulsa, però, attorno alla figura del gatto il quale, ispirato dalla leggenda di un antico pino sotto il quale si trova la saggezza infinita, affronta una svolta cruciale quando incontra un vivace micetto. Questo nuovo amico porta una ventata di gioia e spensieratezza, ricordando al protagonista – e a noi lettori – l’importanza dell’innocenza e della curiosità nel percorso spirituale.

Perché i libri di Norbury ci rimangono nel cuore

In ogni pagina è palpabile la maestria di Norbury nel disegnare paesaggi emotivi e fisici nei quali i personaggi si muovono. Le illustrazioni – vere e proprie opere d’arte – si fondono perfettamente con il testo, arricchendo la narrazione e rendendo il libro un oggetto prezioso, adatto sia a lettori adulti che a un pubblico più giovane.

«È meglio cominciare il viaggio, commettere qualche errore e correggersi strada facendo, piuttosto che aspettare che tutto sia perfetto e non cominciare mai.» Il gatto che insegnava lo Zen

La semplicità con cui vengono esposte filosofie complesse come quelle Zen è uno dei punti di forza del libro. Norbury riesce a rendere accessibili e comprensibili concetti profondi e complessi anche ai bambini, invitando i lettori ad una riflessione personale sulla propria vita e sulle scelte quotidiane. In particolare la lezione di “vivere il momento presente” emerge come un mantra potente e necessario nella nostra esistenza frenetica.

“Il Gatto che insegnava lo Zen” non è solo un racconto di crescita e scoperta personale, ma si pone anche come un manuale di vita che insegna a valutare ed apprezzare i piccoli dettagli, a cercare la serenità nelle avversità ed a perseguire un’esistenza equilibrata e piena.

Per chi è consigliato “Il Gatto che insegnava lo Zen”

Concludendo, questo libro rappresenta un vero gioiello, uno di quei libri che difficilmente darò via, ma che, al contrario, terrò per me nella sezione “James Norbury” della mia libreria. La profondità dei messaggi, la bellezza delle illustrazioni e la purezza delle emozioni racchiuse in queste pagine lo rendono un’opera imprescindibile per chi cerca una lettura che sia, al tempo stesso, riflessiva e ispiratrice. 

Consigliato vivamente a chiunque desideri un momento di pace ed introspezione o semplicemente a chi vuole godere di una storia ben raccontata e visivamente affascinante. Confesso, però, che io preferisco leggerlo a quattro occhi e quattro mani con mio figlio perché siamo entrambi estimatori di Norbury!


Scopri di più da Letizia Palmisano Giornalista ambientale, ecoblogger 2.0

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Letizia Palmisano Giornalista Ambientale

La sostenibilità non è solamente nel saper fare, ma anche nel far sapere. Letizia Ecoblogger e giornalista ambientale